
Esco dall’ombra e dalla cecità babelica.
Com’è bello attraversare la primavera, cinta
dalle fiorite e roventi parole di una giovane
krivopeta*, mentre compone una nuova poesia.
Ed ecco, qua c’è già ardente aspirazione
di luce dell’ineffabile
affinché s’inoltri per la scala musicale
verso l’iridato uccello;
lassù i raggi cercano di catturare il contegno dignitoso
ai margini della doratura delle parole di Kosmač**,
alle quali non c’è più nulla da aggiungere né da levare.
Si sente la sua voce: bruciare,
bruciare tutto, anche la fenice araba
che fa rinascere in magia mille e una parola.
* Le Krivopete (sostantivo sloveno che al singolare significa
piede storto), dette nelle varianti locali anche Krivapete,
Kriapete, Krujupete, Krujopete, secondo la definizione
della scrittrice udineseAldina De Stefano nel bellissimo
libro-ricerca Le Krivapete delle Valli del Natisone, editrice
Kappa Vu, Udine, 2003: sono “dee, donne sacre, donne
selvatiche, donne d’erbe, maghe, streghe, benandanti, eretiche.”
** Ciril Kosmač (1910 Slap ob Idrijci – 1980 Ljubljana),
narratore sloveno e uomo di cultura molto noto e stimato da
tutti, in particolare dai suoi connazionali del litorale sloveno.
Alboje, tukaj lahko objaviš samo svoje, avtorske prevode in sicer pod rubriko prevodi. Prevod Jolke Milič lahko postaviš v komentar pod svojo pesem.
LP, lidija
Komentiranje je zaprto!
![]()
Napisal/a: Alboje
Uredniško pregledano.
Ocenjevanje je zaključeno!